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We Menegh: dal Teatro alla Città è un Attimo

Il fascino di Meneghino, la maschera di carnevale che è diventata un Paese intero.

#REAL PEOPLE – Tips


Senza maschera, a viso scoperto privo di qualsiasi trucco e una voca brillante, simpatica, amica:

Tu forse non mi conosci ma io sono Meneghino e se le leggi tra le righe riceverai il mio inchino. 

Ho servito in tante case col panciotto abbottonato ma è per via del parrucchino che vengo ricordato.  

Di domenica leva presto, che ad accompagnar le mie Signore devo esser lesto. 

Parlo molto e mangio pure, obiezione, il mio peccato è il panettone.

Son sfrontato e casinista, all’occorrenza ahimè altruista. Oggi vivo tra le voci di quartiere, io sono le persone, le case, le zone e le icone più vere. 

C’è solo una città di cui son innamorato ed è Milano, colei che m’ha creato. 

Ora ti lascio, buona lettura.

È il mio personaggio che ti presentano, mi raccomando non avere premura.

Della serie We bauscia scansati, Milano è la sua maschera. 

Da quando Carlo Maria Maggi, commediografo, scrittore e padre della letteratura milanese moderna, gli ha cucito i lineamenti, il suo estro ha conquistato una città intera, non solo le persone, i meneghini appunto, ma l’intero substrato culturale. Oggi un quartiere, una zona, un incrocio, una casa, una veduta, fino al dettaglio più piccolo, sono riconosciuti come meneghini. Fino alla vitalità delle piazze con i suoi building, i suoi uffici, i locali, i bar e le sue abitudini.

È come un inseparabile Leit-Motiv dalle note riconoscibili e, come tale, chi lo annuncia sta raccontando storie di vita che non necessitano di parole. Un chiaro segno di identificazione ed inclusione che porta la conversazione su un piano astratto, ma mai così tanto carico di vissuto condiviso. È come un raccoglitore di testimonianze che aperto racconta della grande Milano.

Anzi “Meneghino” è più di Milano, ma ne contiene tutte le sfumature. 

Ma dov’è la commedia e dove invece la realtà? 

Meneghino è un figlio d’arte le cui origini, in parte sconosciute, lo vedono destreggiarsi nella Milano del ‘600 a fianco dei Signori e delle Signore dell’epoca, lui con la sua giacca verde scuro con fodera, orlatura e bottoni rossi. Sbruffoncello e un po’ sfacciato era il servo della Domenica per le famiglie nobili meno facoltose che non potevano permettersi un domestico tutti i giorni, per questo “Domenichino” in dialetto abbreviato “Domengh o Menegh”.

Panciotto fiorato orlato di rosso e pantaloni scuri intratteneva le nobildonne milanesi a passeggio mentre tutto intorno i contorni della sua Milano disegnavano lo stupore, ogni volta come la prima, di fronte al “so Domm”.  Il suo animo gentile e generoso si scontrava di tanto in tanto con le ingiustizie che scatenavano il suo spirito libertino: adorava prendersi gioco degli aristocratici per i loro vizi e difetti. Era saggio, il suo forte senso morale gli faceva apprezzare la vita semplice e tranquilla. Tranquilla si, perché non fumantino di carattere, ma di certo non era il tipo amante della poltrona. Lui doveva fare, anche di Domenica. 

E cosa c’è di strano? Milano è la città che non si ferma mai. Dalla maschera, la realtà.

Milano è Meneghino con un cuore che batte, Milano è veloce, Milano è altruista, Milano è una città che sorride e fa sorridere, Milano è umana, Milano è semplice ma sempre elegante, Milano è coraggiosa e talvolta sfrontata, Milano è grande ma alla portata di tutti, Milano è il centro delle cravatte e dei flûte alzati e la periferia della cronaca. 

Milano non è più solo una città è uno stile di vita.