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La Basilica, un Viaggio dalle Mille Sensazioni

A Milano è solo una

#REAL MILAN – De Milan ghe n’è domà vun


Ad Ovest della città, in un punto tra le vie Giosuè Carducci che incontra i pochi passi di via San Vittore, per proseguire nella stretta e prestigiosa via Lanzone e le più interne via Sant’agnese e via Terraggio, che da Sant’agnese scorrono fino a incrociarsi davanti al Tempio della Vittoria,

la piazza che gli apre lo sguardo e porta il suo nome. 

Ogni giorno, nell’ora della luce che risorge dal buio e si insinua tra le sagome più alte dei due campanili dei monaci e dei canonici, nel silenzio di una città che ancora si aggrappa ai sogni più lucidi, lì sotto una fotografia dal 1160, l’inizio di un viaggio dalle mille sensazioni, a tratti spirituale, più avanti popolare e culturale, che inizia dalla Pusterla, possiamo dire l’originale, l’unica sopravvissuta delle 12 porte che un tempo costituivano il varco per entrare e uscire dalle mura della vecchia Mediolanum. 

I segni particolari

Il suo cotto, che dall’ampio quadriportico delineato di arcate eleganti e capitelli decorativi pre-romanici invita alla meraviglia della facciata a capanna, è intriso di storia e di uomini. Si perchè la Basilica è un tesoro d’arte e un teatro di leggende miste a magia.

Si narra infatti di uno scontro tra i titani durante il quale Sant’Ambrogio, non ancora santo, sferrò la sua arma segreta. Con un calcio potentissimo scaraventò il suo rivale Lucifero insieme alle corna voluminose sulla colonna romanica a sinistra del quadriportico. L’unica e vera testimone di quell’impatto violentissimo e che ne conserva le prove:

due voragini nella pietra che trasudano di zolfo e rilasciano gemiti e agonie infernali. 

Proseguendo nella navata centrale il serpente di bronzo dal corpo sinuoso sulla colonna in porfido d’Elba che il giorno del giudizio universale prenderà vita per tornare dove venne forgiato da Mosè, nella Valle di Josafat. Come sia arrivato a Milano è un mistero. Forse un dono di nozze, ma le sue proprietà taumaturgiche divennero meta di pellegrinaggi di madri e donne confidenti nella guarigione dei propri cari. 

Dì Lei scrisse anche Francesco Petrarca quando ospite, consigliere e ambasciatore di Giovanni Visconti disse di amare ogni cosa di Milano dagli abitanti alle case, ma soprattutto la sua. Soggiornava in una “salubre” casa gialla alla sinistra della Chiesa e dai balconi ammirava “il pinnacolo plumbeo del tempio e le due torri della facciata”. Appena dietro sentiva aprirsi il paradiso dalle forme verdeggianti, i campi ai piedi delle Alpi e i profili delle montagne che trascorsa l’estate biancheggiano di neve.

“… Ma direi che il più dolce spettacolo che mi si offre è quello dell’altare ove contemplo nel marmo quasi viva e spirante la sua immagine, che dicono somigliantissima, sulle alte pareti. Ciò basterebbe a compensarmi dell’essere venuto qui: mi è infatti impossibile descriverti la dignità di quel volto, la maestà di quella fronte, la serenità di quello sguardo; manca soltanto la voce perchè veda Ambrogio redivivo”. 

La scala delle tradizioni

Chi ha radici meneghine lo sa, indipendentemente dal credo, la Basilica è un chiaro esempio di unificazione e identificazione.

A Milano ci sono tre scale, il Teatro, la Scala del Calcio e la Basilica, la Scala delle Tradizioni, le più attese dell’anno. Cade il 7 Dicembre il patrono cittadino, Sant’Ambrogio, ed è proprio lui a scandire il ciak, si gira.

Ma si gira nel vero senso della parola: da Piazza Duomo, per accendere le luci dell’albero che le farà da cornice, in Galleria ad ammirare il più prezioso di Swarovski, poi alla Scala che per l’occasione apre la sua stagione. Poi la cronaca si sposta in fiera, tra i profumi, i colori e le leccornie degli “Oh Bej Oh Bej” in piazza Castello; un salto è d’obbligo a Rho dove si affolla l’Artigianato in Fiera. Non puoi fermarti, next stop l’ambitissimo Ambrogino d’oro alle personalità che hanno reso grande Milano. Infine, sa fa per dire, si mangia, si beve, si brinda ma soprattutto si degusta il sapore ma anche il sapere di Milano, la prima fetta dell’eccellenza milanese, signori e signore “El panetun”. 

Insomma è risaputo, forse Milano non colpisce subito ma conquista, si scopre senza fretta perchè la vera bellezza va prima cercata e poi ammirata. 

Chi la vive lo sa e non dovrebbe mai smettere di svelarne i suoi volti più belli. È tra questi, la Basilica di Sant’Ambrogio

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